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Il libro di Luigi Garlando è ormai un best-seller che ha nella semplicità del linguaggio e dell'obiettivo finale il suo punto di forza. E' stata una preziosissima chiave di volta nel rapporto con una ragazza particolarmente difficile. Carattere ribelle, battuta pungente e irriverente, la giovane non aveva mai letto un libro e andava veramente male sia a livello disciplinare che didattico. Quando le ho proposto di leggerlo, dopo solo una settimana me lo ha restituito, commossa: "Non avevo mai letto un libro prima d'ora. Non pensavo fossi così piacevole". Non solo lo aveva "divorato", ne aveva addirittura fatto la scheda (ben scritta e con tanto buon sentimento) e convinto le compagne, tutt'altro che amanti della lettura, a leggerlo. Da quel momento il rapporto è cambiato in meglio. E pazienza se durante la lettura aveva tolto tutte le pieghe degli angoli delle pagine che avevo fatto per trovare più facilmente i punti salienti segnati a matita (quelli almeno non sono stati cancellati).
Già perchè, come dice Pennac nel suo splendido "Come un romanzo", i libri vanno usati, "malmenati" ovvero sottolineati, leggermente spiegazzati insomma...vissuti. Per chi sceglie, più o meno consapevolmente, di passare più di 15 anni a formarsi sui libri e a scuola, il primo rischio è di veder sparire la voglia di leggere per il piacere di farlo. E' successo anche a me, ma grazie a questo testo ho ritrovato la sensazione più genuina e intima del rapporto con la pagina scritta da altri. L'ho letto una prima volta nel 1997 ed è stata l'inizio di una nuova vita. Da allora l'ho ripreso in mano, saltuariamente, per "spizzicare" qua e là le sottolineature e i punti che più mi avevano colpito. All'epoca. Quest'anno, ovvero 16 anni dopo (!), mi sono imposto di rileggerlo da capo per preparare la lezione più importante di questo periodo: il piacere di leggere. A fianco di vecchie emozioni, ho ritrovato nuovi spunti, stimoli, suggerimenti.
A conferma che: "ogni storia è contemporanea".
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