E' un discorso che di solito ha molta presa sui ragazzi. E' nato, anni fa, come un cazziatone-spot a un paio di sciocchi ed è diventata una lezione che ancora oggi gli allievi di allora, oggi diplomatisi, ricordano meglio. E' bastato che dicessi, pacatamente quanto rudemente: "questo non è un comportamento da uomini ma da ominicchi" che subito è calato il silenzio. Persino chi se la rideva sotto i baffi si è zittito di colpo e ha acceso le lampadine degli occhi, i fanali dell'attenzione.
A quel punto ho capito che bisognava sfruttare l'occasione per dare un codice di comportamento chiaro a cui attenersi, che riassumesse, più che le norme del regolamento scolastico, quello della convivenza fra persone civili. Volevano in sostanza un discorso da uomini. Ho quindi attualizzato, semplificandolo, il discorso di Leonardo Sciascia.
Maschi: sono quelli che seguono gli istinti più bestiali, non rispettano niente e nessuno a cominciare da se stessi, non hanno obiettivi e si divertono a far casino e a far perdere tempo a chi gli sta intorno, compagni inclusi. Praticamente delle bestie antropomorfe degne di nessun rispetto, dei perdenti.
Ominicchi: sono già un po' più furbi. Sono quelli a cui piace far casino, ma un minimo di astuzia per capire quando è il momento ce l'hanno. Non sempre però decidono per il meglio, perchè non hanno il minimo senso di responsabilità e la poca intelligenza, che pure avrebbero, viene usata male.
Uomini: sono quelli che si sanno prendere le proprie responsabilità e sanno portare sulle proprie spalle le conseguenze delle loro azioni. Sono, insomma, persone degne di rispetto anche quando sanno di fare qualcosa di sbagliato.
Dipende da loro scegliere cosa essere e cosa diventare, ben sapendo che queste distinzioni si basano sui fatti, sulle azioni che compiono non solo in classe ma nella vita di tutti i giorni. Il giudice ultimo sarà sempre e solo la loro coscienza.
In fin dei conti, diceva Adriano Olivetti:
"La luce della verità risplende soltanto negli atti, non nelle parole".

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