Elogiamo la Mamma Cronaca.
È
a lei che deve tutto la storia che nasce e cresce. È a lei che si ispiravano
scrittori quali Balzac e Gogol, Flaubert e Stendhal. È ancora a lei che debbono
piegarsi anche i mastodontici macchinari della novella civiltà visiva, perché
senza cronaca non esiste informazione, talvolta non esiste nemmeno lo
spettacolo, pur cruento. Raccogliere la cronaca è anche un'idea sfidante. Come
vuotare il mare con un cucchiaio, dirà qualcuno. Beh, dipende da quale mare, da
quanto tempo, e dall'impegno del cucchiaio. Del resto, l'oceano della cronaca,
lì bello disteso, ha un fascino, un pepe, tutta una serie di spezie, che non si
possono lasciar ammuffire.
La
cronaca ha un milione di facce: notizie che ieri erano dolorose, un anno dopo
fanno ridere o assumono quella patina grottesca, quella crosta metafisica che
le riscattano dall'ovvio quotidiano.
Episodi che ebbero, nella cronachetta del momento, un sapore normale, diventano esemplari, trascorso un certo tempo, si stringono in un miele assoluto, compatto, e di un gusto completamente nuovo. È sempre stato difficile "far cronaca", ma forse oggi lo è di più. La già citata civiltà visiva deborda fragorosamente con i suoi grandi occhi, le sue "giraffe", le sue istantanee, mentre il cronista figlio della civiltà scritta e gutemberghiana è ancora lì a spicciolare tra questura e municipio, incidente stradale ed agguati, nascite e morti, cadute dal tetto e bambino nell'acqua bollente, uomo che morde cane e vecchietta che muore di stenti.
Episodi che ebbero, nella cronachetta del momento, un sapore normale, diventano esemplari, trascorso un certo tempo, si stringono in un miele assoluto, compatto, e di un gusto completamente nuovo. È sempre stato difficile "far cronaca", ma forse oggi lo è di più. La già citata civiltà visiva deborda fragorosamente con i suoi grandi occhi, le sue "giraffe", le sue istantanee, mentre il cronista figlio della civiltà scritta e gutemberghiana è ancora lì a spicciolare tra questura e municipio, incidente stradale ed agguati, nascite e morti, cadute dal tetto e bambino nell'acqua bollente, uomo che morde cane e vecchietta che muore di stenti.
Ma
brindiamo con un milione di "evviva! " a
questa minuscola e maiuscola cronaca che ci restituisce gli spasimi della vita.
L'altra, quella "vista" anche a colori, fugge via, non trasuda, non
scova, ti regala la superficie delle cose, il volto e il corpo del morto
ammazzato. Ma il "perché", solo la cronaca stringata e strigliata e
compressa e passata al tritacarne tipografico te lo danno. poiché la cronaca è
già la prima, micidiale, anelante risposta che contiene tutti i
"perché". Una notizia è una notizia se fa notizia, mi ripeto sempre.
E il cronista è il cacciatore di notizie, è anche cacciatore di frodo,
talvolta, ma se ne vanta, non lo nasconde. Bracca i vivi e i morti, chi brinda
e chi spara, chi dà i numeri e chi spara.
Senza
cronaca non vi sarebbe il mondo. Gli storici lo sanno benissimo e gli
spulciatori di giornali godono, sfogliando le pagine, nello scoprire quel
trafilettino curioso, quella vicenda in una mansarda, quell'amore violento,
quell'animale scappato allo zoo, quel matrimonio impossibile, quella tragedia
in un bicchier d'acqua.
E
poi: la necessità, che è la prima molla dell'uomo. Non c' è notizia di cronaca
che non sia indispensabile, mentre non c'è elzeviro che non sia possibile
rimandare da Natale a Ferragosto.
Infine:
la cronaca è un luogo del tutto e perfettamente umano. È la nuda e sovente scostante
-proprio perché nuda -verità. È quel che dice Machiavelli: «gli uomini
dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio» .M a
questo è il destino, di cui la cronaca non ha alcuna colpa.
Giovanni Arpino

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