mercoledì 27 marzo 2013

La nostra cronaca...la nostra storia...

Che cos'è la nostra vita se non cronaca che diventa storia ? Ciò che si racconta qui, in questo blog, altro non è che uno specchio e uno spicchio di tante micro-vicende in cui la piccola storia esce dalla cronaca per entrare nella storia che alimenta la leggenda di ognuno di noi...Ma erano effettivamente giorni migliori, quelli passati, o è solo la distanza temporale, lo scorrere del tempo, che li rende tali ?  



Elogiamo la Mamma Cronaca.

È a lei che deve tutto la storia che nasce e cresce. È a lei che si ispiravano scrittori quali Balzac e Gogol, Flaubert e Stendhal. È ancora a lei che debbono piegarsi anche i mastodontici macchinari della novella civiltà visiva, perché senza cronaca non esiste informazione, talvolta non esiste nemmeno lo spettacolo, pur cruento. Raccogliere la cronaca è anche un'idea sfidante. Come vuotare il mare con un cucchiaio, dirà qualcuno. Beh, dipende da quale mare, da quanto tempo, e dall'impegno del cucchiaio. Del resto, l'oceano della cronaca, lì bello disteso, ha un fascino, un pepe, tutta una serie di spezie, che non si possono lasciar ammuffire.
La cronaca ha un milione di facce: notizie che ieri erano dolorose, un anno dopo fanno ridere o assumono quella patina grottesca, quella crosta metafisica che le riscattano dall'ovvio quotidiano. 


Episodi che ebbero, nella cronachetta del momento, un sapore normale, diventano esemplari, trascorso un certo tempo, si stringono in un miele assoluto, compatto, e di un gusto completamente nuovo. È sempre stato difficile "far cronaca", ma forse oggi lo è di più. La già citata civiltà visiva deborda fragorosamente con i suoi grandi occhi, le sue "giraffe", le sue istantanee, mentre il cronista figlio della civiltà scritta e gutemberghiana è ancora lì a spicciolare tra questura e municipio, incidente stradale ed agguati, nascite e morti, cadute dal tetto e bambino nell'acqua bollente, uomo che morde cane e vecchietta che muore di stenti.
Ma brindiamo con un milione di "evviva! " a questa minuscola e maiuscola cronaca che ci restituisce gli spasimi della vita. L'altra, quella "vista" anche a colori, fugge via, non trasuda, non scova, ti regala la superficie delle cose, il volto e il corpo del morto ammazzato. Ma il "perché", solo la cronaca stringata e strigliata e compressa e passata al tritacarne tipografico te lo danno. poiché la cronaca è già la prima, micidiale, anelante risposta che contiene tutti i "perché". Una notizia è una notizia se fa notizia, mi ripeto sempre. E il cronista è il cacciatore di notizie, è anche cacciatore di frodo, talvolta, ma se ne vanta, non lo nasconde. Bracca i vivi e i morti, chi brinda e chi spara, chi dà i numeri e chi spara.
Senza cronaca non vi sarebbe il mondo. Gli storici lo sanno benissimo e gli spulciatori di giornali godono, sfogliando le pagine, nello scoprire quel trafilettino curioso, quella vicenda in una mansarda, quell'amore violento, quell'animale scappato allo zoo, quel matrimonio impossibile, quella tragedia in un bicchier d'acqua.
E poi: la necessità, che è la prima molla dell'uomo. Non c' è notizia di cronaca che non sia indispensabile, mentre non c'è elzeviro che non sia possibile rimandare da Natale a Ferragosto.
Infine: la cronaca è un luogo del tutto e perfettamente umano. È la nuda e sovente scostante -proprio perché nuda -verità. È quel che dice Machiavelli: «gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio» .M a questo è il destino, di cui la cronaca non ha alcuna colpa.

Giovanni Arpino 


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