Succede anche questo nel variegato mondo della formazione, specie nel periodo pasquale. Qualcuno potrà storcere la bocca e allargare gli occhi pensando a un ringraziamento detto sarcasticamente o per accondiscendenza. Ma non è questo il caso, dal momento che il ragazzo in questione è un personaggio positivo, originale nelle pose e anche nei pensieri, quanto furbetto e bisognoso di una buona razione di sani esercizi di grammatica.
Il tutto si è consumato sotto gli occhi del genitore di turno venuto a fare il punto della situazione dell'anno, uno dei momenti più importanti in assoluto, specie se sono presenti gli interessati. Lo confesso il ringraziamento del giovane mi ha fatto quasi andare in bestia, non tanto per il timore di "presa in giro", quanto perchè troppe volte a ringraziamenti di questo genere non sono seguiti fatti nè miglioramenti.
Per questo è stato necessario un surplus di illustrazione dei compiti da svolgere, tre pagine di esercizi tutt'altro che difficili (ma quale difficoltà, una volta superata, rimane tale ?). A quel punto se la bocca continuava a dire "grazie", gli occhi dicevano ben altro e non era una promessa di lavoro. Ecco allora comparire la jena, la parte del prof più fetente quella che si sviluppa a furia di cantonate e di fregature."Ringraziare non serve a niente, i compiti personalizzati si fanno per le persone in cui si crede. Vuoi ringraziarmi davvero ? Fai questo lavoro al meglio delle tue forze, impara il concetto base. Ma fallo per te stesso, non per tuo padre, tuo nonno o la tua morosa ma perchè fare certi errori di grammatica quando si scrive è come uscire di casa senza pantaloni e mutande. Vuoi farti ridere dietro dai tuoi compagni stranieri che a momenti scrivono meglio di te ?".
Lo sguardo è cambiato, la voce pure, l'impegno è stato preso in modo convinto..
La speranza è in viaggio...

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