giovedì 21 marzo 2013

Alleati non...missionari !

Uno dei tanti luoghi comuni che accompagnano i prof è che provino un vero e proprio piacere psicofisico nel "riprendere" gli alunni. Balle ! Un minuto di sgridata è una situazione in cui si rischia di perdere il filo del discorso, si danneggia chi segue ed è un minuto in meno in cui si forma, anche se è vero che talvolta certi cazziatoni, pacati, sono molto più formativi di tante spiegazioni.
E' vero che i rimbrotti fanno parte dell'attività formativa tanto quanto il premio, è anche vero, però, che ci sono tanti bravi colleghi che hanno un vero e proprio godimento quando possono premiare con un "cinque" dato con la mano e non con la biro, con un voto alto, con un "bravo" detto di cuore.

martedì 19 marzo 2013

Vita di classe: "feed che ?"


"La comunicazione si basa sul principio di reciprocità". E' uno dei postulati base del dialogo: se non ho un ritorno, seppure minimo, anche sotto forma di espressione stranita o di comunicazione non verbale è come se parlassi al muro.

Poco tempo fa stavo raccontando questa specie di "acqua calda" in un corso in cui la media dell'attenzione era abbastanza elevata, quando mi accorgo che due degli uditori sono palesemente altrove con la testa. Viste le facce abbastanza perplesse in giro, mi piazzo davanti alle due persone distratte e continuo a parlare alla classe come se stessi parlando con loro solamente, con un tono di voce leggermente più alto.

venerdì 15 marzo 2013

Vita di classe: "Ma lei è un damanhur ?"


"Prof ma lei è un damanhur ?"
La domanda giunge, improvvisa, quasi al termine di una lezione. L'allievo è un giovane sveglio, molto più di quanto certe carte bollate certificheranno mai. Merita quindi un'attenzione ben superiore alla voglia istintiva di liquidare la domanda con un'occhiataccia.

"Perchè ?", chiedo perplesso, per fargli capire che si sta muovendo su un campo minato.

martedì 12 marzo 2013

Amicizia e morte fra i banchi della vita


Ci sono giornate in cui ci pensa mamma vita a regalare gli spunti migliori per le lezioni mettendoci di fronte alle sfide importanti del vivere quotidiano. Oggi è bastato dare un'occhiata al capanello di ragazzi davanti all'ingresso per capire che la nera signora aveva fatto il suo ingresso nelle loro vite. Ovunque musi lunghi, facce tristi, occhi umidi: uno di loro ci ha lasciati nel modo più drammatico. Molti lo conoscevano, qualcuno meglio, qualcuno di vista, qualcuno per sentito dire. Tutti accomunati da sogni, speranze, orizzonti intravisti e poi subito scomparsi. E viene inevitabile pensare al proprio passato: al compagno di scuola scomparso in un incidente stradale, all'amico portato via da un brutto male, all'amica che se la sta ancora "giocando", alle nostre reazioni, agli insegnamenti ricevuti e a come tradurli per cercare di annullare la distanza del tempo e aiutare questi cuori a dare un senso a qualcosa che non ce l'ha. Almeno in apparenza.

domenica 10 marzo 2013

Vincer si può la solitudine dei...prof



...nelle lezioni. C'è un programma da seguire più che un obiettivo da raggiungere. L'apprendimento effettivo del discente è un vero e proprio post-it nell'anima, conta solo la riga che si scrive sul registro e il numero nella colonna dei voti. Ciò che si è imparato in fin dei conti è "un affaire" dei ragazzi. Indifferenza da sopravvivenza: pretendere che tutti imparino qualcosa è utopia. Peccato che sia lo scopo della scuola e anche del "Formatore Ideale", quel tizio che dovrebbe fare questo mestiere più perchè ci crede che per lo stipendio.

A Reggio Emilia, Alberto Vellani ha provato a utilizzare facebook come risorsa didattica:
"Il dramma che ogni giorno si vive a scuola: la distanza fra la cultura scolastica e la cultura giovanile; noi prof che spezzettiamo tutto in discipline e non sappiamo mai cosa il nostro collega stia facendo, o mai che nessuno ti venga a chiedere cosa stai facendo: barra dritto e si tira avanti sul fantomatico programma". 

venerdì 8 marzo 2013

Così connessi...così distanti

Nella "scuola di una volta" si parlava di Narciso e Boccadoro, Cuore, Il Piccolo Principe. Oggi, nell'era di internet è doveroso ripensare e ridefinire il concetto per capire meglio anche ciò che succede in classe.

Massimo Gramellini fa quest'acuta considerazione nel forum Cuori allo Specchio

"Amicizia. Una parola che distribuiamo con generosità (...) E invece non siamo mai stati così soli come da quando siamo così connessi. Sono talmente tanti gli «amici» da seguire che non c’è più tempo per gli Amici da vedere. Le amicizie in Rete sono un’opportunità straordinaria che, se fosse esistita quando avevo 15 anni, avrebbe rivoluzionato la mia adolescenza timida. Però ho il sospetto che la novità ci abbia preso la mano, facendoci dimenticare che le amicizie vere scavano nel profondo e perciò richiedono tempo, disponibilità e concentrazione: una connessione speciale che per qualche momento escluda tutte le altre". 

Personalmente sono d'accordo e continuo a considerare i social network solo come uno strumento utile a riscoprire e a rinsaldare amicizie passate e nuove e a mantenere i contatti con persone che vivono lontano o fanno vite con orari spesso incompatibili per vedersi bene. Ma non servono e non possono sostituire il contatto visivo, l'emozione che sanno regalare una voce, uno sguardo d'intesa, una risata in compagnia.

giovedì 7 marzo 2013

Dalla cattedra: Uomini, maschi e ominicchi...



E' un discorso che di solito ha molta presa sui ragazzi. E' nato, anni fa, come un cazziatone-spot a un paio di sciocchi ed è diventata una lezione che ancora oggi gli allievi di allora, oggi diplomatisi, ricordano meglio. E' bastato che dicessi, pacatamente quanto rudemente: "questo non è un comportamento da uomini ma da ominicchi" che subito è calato il silenzio. Persino chi se la rideva sotto i baffi si è zittito di colpo e ha acceso le lampadine degli occhi, i fanali dell'attenzione.

A quel punto ho capito che bisognava sfruttare l'occasione per dare un codice di comportamento chiaro a cui attenersi, che riassumesse, più che le norme del regolamento scolastico, quello della convivenza fra persone civili. Volevano in sostanza un discorso da uomini. Ho quindi attualizzato, semplificandolo, il discorso di Leonardo Sciascia.

Maschi: sono quelli che seguono gli istinti più bestiali, non rispettano niente e nessuno a cominciare da se stessi, non hanno obiettivi e si divertono a far casino e a far perdere tempo a chi gli sta intorno, compagni inclusi. Praticamente delle bestie antropomorfe degne di nessun rispetto, dei perdenti.
Ominicchi: sono già un po' più furbi. Sono quelli a cui piace far casino, ma un minimo di astuzia per capire quando è il momento ce l'hanno. Non sempre però decidono per il meglio, perchè non hanno il minimo senso di responsabilità e la poca intelligenza, che pure avrebbero, viene usata male.
Uomini: sono quelli che si sanno prendere le proprie responsabilità e sanno portare sulle proprie spalle le conseguenze delle loro azioni. Sono, insomma, persone degne di rispetto anche quando sanno di fare qualcosa di sbagliato.

Dipende da loro scegliere cosa essere e cosa diventare, ben sapendo che queste distinzioni si basano sui fatti, sulle azioni che compiono non solo in classe ma nella vita di tutti i giorni. Il giudice ultimo sarà sempre e solo la loro coscienza.

In fin dei conti, diceva Adriano Olivetti: 
"La luce della verità risplende soltanto negli atti, non nelle parole".