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venerdì 20 settembre 2013

A volte ritornano...

Siano contratti, colleghi, alunni, edifici, corridoi, aule con i loro odori, rumori, le loro immancabili crepe e la burocrazia, i ritorni a scuola regalano sempre emozioni a qualunque età. Vale per gli allievi, per gli insegnanti, per i dirigenti scolastici ma anche per i genitori che vengono ad accompagnare per la prima volta la figliolanza e per i nonni, le baby sitter e i fratelli che la vengono a recuperare alla fine, ripensando a quando è toccato a loro.

Fra i tanti ritorni ci sono anche quelli dell'imprevisto quotidiano. Come nel caso di un libro dato in prestito, l'anno scorso, a un allievo che non l'aveva più restituito adducendo le scuse più sincere (l'ho dimenticato) e improbabili ("l'ho dato da leggere a mia madre, che poi l'ha passato a un'amica che poi ha fatto il trasloco perchè si è separata ed è andata a stare in un'altra città). Per poi, una volta superato l'inevitabile cazziatone, mettere su uno sguardo di sottecchi traducibile in un "à bello! fai prima a salutarlo e a dimenticarlo". Peccato che non ci sia niente di peggio del cominciare una nuova avventura scolastica con addosso l'amarezza della fiducia tradita da qualcuno in cui l'avevi riposta. E pensare di doverci lavorare insieme per tutto l'anno in maniera obiettiva non è il massimo.

A volte però ritornano....Se è vero come dicono negli U.S.A, che "la vita è un grande supermercato dove alla fine paghi tutto nel male come nel bene", capita anche che a ritornare siano pure le belle sorprese. Ed ecco allora che dopo aver firmato il preliminare del nuovo contratto il vice-direttore tira fuori dal cassetto anche il volume scomparso e poi riapparso il primo giorno di scuola...come da ultima promessa dell'allievo. L'anno allora ricomincia con nuove e belle speranze.

(SE QUALCUNO VUOLE INDOVINARE IL TITOLO DEL LIBRO...AVRA' UNA SORPRESA:)      

martedì 7 maggio 2013

Vita di classe: "Com'è essere di colore ?"


In una società sempre più multiculturale il problema del razzismo esiste eccome e ben prima che qualcuno "ai piani alti" se ne accorgesse. Per questo uno dei primi lavori che ho quasi sempre fatto fare è stata un'intervista a coppie, componendole anche in base all'antipatia e al grado di pregiudizio reciproco. Il razzismo trova, infatti, terreno fertile dove abbondano l'ignoranza e la diffidenza. Non è detto che le cose cambino (e purtroppo a distanza di mesi dall'esperimento, malgrado qualche miglioramento, la piaga è ancora presente) però il messaggio è partito e in alcuni casi è stato recepito. Per esempio due alunni, entrambi non italiani se non di adozione territoriale, hanno cominciato così. 

"Com'è essere di colore ?";"Bello, mi ricorda la mia terra natale".
"Ti senti più brasiliano o italiano ?";"Sono fiero delle mie origini, ma mi sento italiano perchè ormai sono anni che vivo qui".

Sono compiti ineccepibili sia per contenuti che a livello grammaticale, un dato tutt'altro che scontato in molti lavori di madre lingua. Ma sono soprattutto l'essenza del multiculturalismo. Hanno un differente retroterra culturale, ovvero storie e tradizioni individuali, arrivano da luoghi diversi (le famose mille strade del canto della comunione) ma parlano una lingua comune e non è l'inglese ! ma la nostra lingua: l'italiano. Leggono, imparano e si confrontano nella nostra realtà quotidiana, ognuno la filtra in modo diverso, reagisce in modo diverso sulla base dei valori appresi anche in casa ma quando non la pensano allo stesso modo magari scatta lo sfottò, la battuta, ma non viene mai meno il rispetto reciproco. Cosa che, purtroppo, non succede ovunque.

Li guardo, li sento magari darsi del "negro di m..." o del "bianco come l'ignoranza" o ancora: "Tu stai a legge(re) come un dislessico, ma fra noi due quello vero sono io !". Ma sono prese in giro, pesanti a leggersi come a scriversi, ma chiunque li vedesse sul momento, capirebbe che si vogliono più bene loro di tanti wasp o bianchi o politici dello stesso schieramento. 

Per questo quando leggo certe dichiarazioni sui giornali non posso non sentirmi a disagio e ritorno, con la memoria, a un campo di neve, in montagna, durante un ritiro spirituale dove un prete di colore, oggi tornato come missionario in Africa, disse a tre giovanotti ("bianchi come l'ignoranza") guardandoli in modo torvo:"piantatela perchè non c'è niente di peggio di un nero incazzato nero". E non rise. E gli altri abbassarono, vergognosamente, il capo.

L'idiozia e l'odio non hanno genere, solo un denominatore comune: l'ignoranza.
Ma se essa prevale è anche perchè le persone di buona volontà hanno fatto un passo di lato, cedendole il passaggio.

Sotto questo aspetto i prof occupano una posizione privilegiata, hanno cioè la possibilità di fare qualcosa di concreto. O almeno di provarci. Se vogliono.

Un aiuto può venire da quel piccolo, meraviglioso, film "Il sapore della vittoria" dedicato alla vicenda, realmente accaduta, della squadra di football dei Titans di Alexandria. In quel caso la vera vittoria non fu la conquista di un titolo sportivo ma la collaborazione fra bianchi e neri, frutto della conoscenza e del rispetto reciproco.

venerdì 19 aprile 2013

Dalle famiglie: "Prof gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee"

Ricevo e pubblico volentieri quest'esortazione rivolto all'insegnante di suo figlio da uno dei più grandi uomini politici occidentali che all'epoca era un illustre avvocato semi-sconosciuto alle masse. Onestamente non so quanti insegnanti, oggi, se ricevessero una simile lettera da un genitore direbbero qualcosa di diverso dal: "ma chi si crede di essere questo qui per insegnarmi il mestiere ?". Eppure, alcuni di questi passaggi rappresentano le stelle polari della buona formazione.

"Caro Professore, 

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti. Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri. Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…


Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando… Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…

Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.

Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.

So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare… E’ un così caro ragazzo, mio figlio!."



Abraham Lincoln

giovedì 11 aprile 2013

Vita di classe. Le interruzioni sataniche: "Prof ma lei è..."

rapida rassegna di alcune delle domande più spiazzanti
che si possono sentire durante una lezione


Sono i momenti più particolari delle lezioni. I ragazzi si divertono a provocare quasi di continuo, soprattutto in un contesto come quello del "mondo professionale" dove ci sono meno freni "sociali" rispetto ad altre realtà. Del resto lo facevamo anche noi, adolescenti dell'altro ieri. L'importante è gestire queste che sono autentiche sfide "all'OK corral" da cui non ci si può permettere di uscire sconfitti. L'importante è non ignorarle perchè sono le spie dell'attenzione della classe.

"Posso rispondere al cellulare ? E' mia madre"... (Mai una volta che sia il padre...)
"Posso andare in bagno ?" (ripetuto rigorosamente ogni tre minuti)
"Posso fumare la sigaretta elettronica ? E' solo vapore". (Nel cartello "divieto di fumare" è implicito anche "il qualsiasi cosa")
"Prof ma lo sa che sta "pezzando"?" (riferito all'alone di sudore che appare sulle camicie). (Ti capiterà, quando lavorerai, ovvero la prossima volta che ti interrogo).
"Scusi ma lei porta sempre le camicie ?" (Sì)
"Minchia prof, ma perchè i suoi pantaloni fanno o hanno la piega ?". (Ci son quelli a vita bassa e quelli fatti così. E' la moda)
"Scusi, ma chi glielo fa fare ?" (capitolo a parte)
"Prof, ma lei non stacca mai ?" (a fine lezione/aiutami tu: che ne pensi di ciò che facciamo ?)
"Ma non le danno fastidio gli occhiali ?"
"Prof ma lei va mai a "donne" ?" (fatti miei)
"Ma lei è cristiano o musulmano ?" (vedi sopra)
"Prof lei è torinese ?" (sono lavoratore, a te questo deve importare)

Non c'è IL modo giusto in assoluto, c'è quello (autorevole, autoritario, carismatico, semplice) che funziona ed è diverso ogni volta, da ragazzo a classe.
L'importante è ricordarsi sempre chi è che deve condurre la partita.