"Qui non imparo solo come si fa un impianto elettrico o come scrivere un tema,
ma a confrontarmi, a riflettere, a pensare, a vivere".
ma a confrontarmi, a riflettere, a pensare, a vivere".
Questa è una delle "sorprese" più liete che porta con sè la fine dell'anno ed è contenuta nel compito più atteso e temuto, (anche da...me, come professore): "Cosa avete imparato quest'anno". Partendo dal presupposto che "cultura è ciò che rimane dopo che si è dimenticato ciò che si è imparato", a tutti i ragazzi, quasi ogni anno, chiedo di scrivere, a cuore aperto e mente fredda, cosa hanno imparato e cosa gli è piaciuto di più...un po' di tutte le materie. Purchè non sia un semplice elenco ma sia un lavoro ordinato e con un po' di...sentimento. Ovvero un minimo di riflessione personale.
Unico obbligo: massima sincerità. "Qui non si valuta il giudizio sull'insegnante ma la vostra capacità di analisi e argomentazione. Scrivete pure se vi sono stato sulle scatole a patto che lo motiviate in modo chiaro. In questa prova si valutano i vostri contenuti individuali. Sicuramente c'è stato qualche argomento che avete apprezzato di meno, per non dire odiato, scrivetelo. E motivatelo. Però siccome la vita non è fatta di sole ombre, o di sole luci, parlate anche di ciò che vi è piaciuto fare oltre all'intervallo, al baccagliare le compagne, a fumare nei bagni, a prendere in giro compagni e docenti. Insomma è una scuola professionale, qualcosa avrete pure imparato e qualcosa, magari, vi sarà pure piaciuto. In caso contrario, chiedetevi almeno come mai non è successo, con un minimo di spirito critico". Non concedo la consultazione di quaderni, al massimo una sbirciata dopo la prima stesura ai più titubanti, anche perchè se è vero che una parola può scatenare un diluvio di ricordi, è proprio dalle parole più sofferte che emergono i lavori più sinceri.
Non so se sia la possibilità data agli allievi di "vendicarsi" degli insegnanti, la necessità di rimediare ai voti precedenti facendo qualcosa di diverso, oppure il gusto di un primo bilancio di una seria esperienza di vita, fatto sta che è un compito che piace. La "ricompensa" sono lavori come quello di un allievo di origine polacca che ha scritto, forse, le parole più belle che abbia mai letto finora. "Questa per me non è solo una scuola o un servizio pubblico. E' un luogo dove possiamo confrontare le nostre idee. Questa scuola non ci insegna solo a fare bene impianti o come scrivere un tema, ma come riflettere, pensare e vivere. In questa scuola ci prepariamo per la grande battaglia del lavoro che ci aspetta fuori da qui. Secondo me la scuola è utile quando ci fa analizzare le cose. Ad esempio quando parliamo di politica o di elettrotecnica se non iniziamo ad analizzare le cose dentro la nostra testa non le capiremo mai. Questo non serve solo a scuola ma anche nella vita perchè se sono in una situazione grave di difficoltà e non inizio a pensare e sto ad aspettare che qualcuno mi aiuta, non aggiusto niente nella mia vita.(...). La scuola e un po come internet dove possiamo confrontare le nostre idee, imparare, cercare le nuove informazioni (...). Venendo a scuola mi sento collegato con il mondo, dove ce qualcuno che mi ascolta e che mi parla. Secondo me la scuola e libero circolo di informazioni, e anche un momento nella vita che possiamo sfruttare".
Refusi grammaticali a parte (ma va considerato che il ragazzo è in Italia da poco tempo e nelle materie professionalizzanti è molto in gamba), questo lavoro dà un senso di completezza a quanto fatto durante l'anno scolastico. Non è fortunatamente l'unico esempio, ci sono anche casi di ragazzi che hanno avuto il coraggio, (sarebbe meglio forse dire l'incoscienza) di scrivere di non aver imparato nulla, ma questa è un'altra storia.
Ciò che conta è che:
se stimolati in modo appropriato,
da ognuno di loro emerge l'oro che sono (in potenza).
se stimolati in modo appropriato,
da ognuno di loro emerge l'oro che sono (in potenza).

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