Ci sono posti che più che eventi sono veri e propri luoghi dell'anima, una sorta di "paradiso in terra" dove ci si sente quasi meglio che a casa: in pace e in armonia con il resto dell'umanità e con se stessi, continuamente stimolati a tirar fuori il meglio di noi e a colloquiare non solo necessariamente con i nostri interessi, ma a scoprirne di nuovi. Tutti ne abbiamo (almeno) uno. Da qualche anno ormai per me è così al Salone Internazionale del Libro di Torino, un posto che è fuori dal mondo proprio perchè al suo interno trovi tutto ciò che fa parte del mondo: stimoli, provocazioni, momenti di riflessione e di ilarità, amici, ex-colleghi, volti intravisti e poi subito scomparsi. Praticamente una gigantesca aula scolastica in cui tutti sono compagni e allievi di vita rimanendo, però, professori di se stessi.
Si parla, ci si confronta, ci si "annusa" in code spesso chilometriche come quella per ascoltare il simpatico duetto fra Vauro e Lella Costa, sorridere amaramente con Paolo Villaggio ed emozionarsi con Massimo Gramellini e Paola Mastrocola in un turbinio di incontri dove si discute di tutto dalla scuola digitale, al futuro dell'editoria; dal passato oscuro dell'Italia stragista ai 40 anni de "La grammatica della fantasia" di Gianni Rodari. Capita anche di incontrare un gruppo di bravi e simpatici smanettoni di @Hubblog che, intervistando l'amico twitt-star "La Pausa Caffè", decidano di fare qualche video-domanda sul neonato blog persino a me e di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con voci e maestri della propria arte come Ivo De Palma, una delle voci torinesi più belle ma meno note al grande pubblico a livello nazionale, di rivedere compagni di strada spediti dalla vita a Roma, come Davide Mattiello, di assistere all'appassionata presentazione dell'ultimo libro di Rosario Esposito La Rossa che, con la sua Marotta&Cafiero editori, opera a Scampia per dare una voce e un futuro ai giovani di una delle più splendide terre d'Italia dove il peso della malavita si fa sentire ogni giorno.
Poi dalle nebbie del passato spunta lo sguardo serio e la voce appassionata di Antonio Nicaso che con il magistrato Nicola Gratteri è arrivato a presentare il loro ultimo libro sulla N'drangheta. Malgrado la folla di mani e di libri da stringere e firmare, trova modo di passare qualche momento insieme per riflettere su mafia, politica e ricordare le belle esperienze insieme in Canada. Poi, sfogliando l'omaggio dell'ottimo illustratore in 3d Francesco Corni, si illumina dice: "un autore così bravo da noi "spaccherebbe". Peccato che i luoghi di diffusione si siano ridotti con la sospensione delle pubblicazioni del Corriere Canadese". Una notizia che mi sorprende perchè credevo che il gruppo editoriale che lo pubblicava fosse in buone acque. Invece, chiosa laconico il suo ex-direttore, "non è tutto ora ciò che luccica".
Luccicano invece, eccome, gli occhi dei due smanettoni dei droni: Gregory Alessio e Osvaldo Gotta. Sono entrati al salone quasi di soppiatto, infatti li hanno lasciati vicino all'uscita che però non è mai stata così affollata di curiosi con le bocche che fanno "oh! che meraviglia" e i cui occhi brillano di ammirazione quasi quanto quelli dei due giovani di voglia di costruire apparecchietti e apparecchioni volanti non per fare la guerra ma per portare in alto le loro idee e la loro passione. Sono capaci di stare svegli fino alle 4 del mattino per smontare e rimontare eliche, batterie, giroscopi e componenti dei loro "giocattoli" malgrado due figli e due lavori semi-regolari.
Due testoni così sono stati la croce dei loro insegnanti di matematica (complimenti ragazzi facciamo parte dello stesso club :)) e la delizia di quelli di meccanica che hanno aiutato anche fattivamente nella preparazione delle lezioni. Non hanno ancora costituito nemmeno la società, per paura di perdere la magia del divertimento in ciò che fanno ma si sono portati avanti: hanno partecipato a un incontro con i Grom (Federico e Guido Martinetti) che della loro passione auto-appresa hanno fatto un business. Ufficialmente stanno dietro a tanti banconi sparsi per il mondo e fanno qualità, di fatto generano con i loro sapori emozioni...gelate.
Due testoni così sono stati la croce dei loro insegnanti di matematica (complimenti ragazzi facciamo parte dello stesso club :)) e la delizia di quelli di meccanica che hanno aiutato anche fattivamente nella preparazione delle lezioni. Non hanno ancora costituito nemmeno la società, per paura di perdere la magia del divertimento in ciò che fanno ma si sono portati avanti: hanno partecipato a un incontro con i Grom (Federico e Guido Martinetti) che della loro passione auto-appresa hanno fatto un business. Ufficialmente stanno dietro a tanti banconi sparsi per il mondo e fanno qualità, di fatto generano con i loro sapori emozioni...gelate.
Come Osvaldo e Alessio, anche Federico e Guido avevano degli insegnanti un po' "vecchio stampo", tanto è vero che gli avevano sconsigliato di proseguire gli studi e quando se li sono trovati dietro il bancone del primo negozio, di via Paleocapa, una di loro ha detto: "ecco più che il gelataio uno come te non poteva finire a fare".
Ecco allora una
provocatoria domanda, tutt'altro che retorica. Premesso che il buon formatore è quello che tira fuori il meglio dal
materiale umano che gli viene affidato, collaborando come un alleato più
che come un missionario, siamo davvero sicuri che oggi saremmo ciò che siamo se non avessimo avuto
anche dei prof duri, testoni, magari miopi,
che ci hanno "fustigato", ostacolato, spremuto come limoni facendoci
fare cose di cui non ci importava nulla al momento perchè non ne vedevamo/capivamo
l'utilità?
Dice bene l'esperto Edoardo Nesi:
il formatore, come il genitore, deve vedere oltre la
persona che ha di fronte
e cercare di tirar fuori il meglio,
valorizzando le doti e aiutando a colmare le lacune.
valorizzando le doti e aiutando a colmare le lacune.

Nessun commento:
Posta un commento