mercoledì 17 aprile 2013

Formazione: sfide contemporanee facebook a scuola.

Una delle sfide che la società pone al mondo della formazione è quella riguardante l'uso della tecnologia e dei suoi derivati, ovvero i programmi più utilizzati dagli studenti. Sono molti i dibattiti che si rincorrono sulla scuola 2.0, sull'uso del computer, di google, di wikipedia, sui libri digitali da cui emerge chiaramente che il mondo della docenza, al di là delle storiche e inevitabili divisioni che lo contraddistinguono ovunque, è in chiaro affanno. Il tutto mentre nel mondo, senza la rete, si rischia di rimanere fermi al palo. Basta guardare l'immagine a fianco per capire la portata del web nella vita quotidiana. 

Internet, infatti, sta scavando un vero e proprio fossato fra le generazioni. Ma la cosa paradossale è che questo divario rischia di essere tanto maggiore non fra nonni e nipoti, ma fra la generazione degli insegnanti/genitori e quella degli allievi. Questi ultimi infatti se sono disposti a riconoscere ai nonni un comprensibile ritardo compensato da abilità diverse (almeno il nonno l'orto lo sa fare o un mobile o un interruttore della luce lo sa riparare), non sono altrettanto benevoli verso genitori e insegnanti che hanno il torto, ai loro occhi, di far parte della generazione che ha ideato l'evoluzione del pc attraverso i social network ma che li usa, spesso, con meno padronanza di loro. 

Non sono infrequenti, infatti, i casi di genitori/docenti che di fronte a parole come "tag", "2.0", "twitter" e le loro declinazione italiote dall'inglese ("flaggare"; "downlodare"; "briffare"; "caricare sul tubo (youtube)) vanno nel pallone, mentre il mondo del lavoro, as usual, procede a velocità doppia o tripla rispetto alle attrezzature scolastiche. 

Personalmente l'idea di usare facebook a scuola mi fa venire quasi l'orticaria. Al tempo stesso, nel momento attuale di evoluzione della società, non ci si può nascondere che se si vuole intercettare l'utenza e motivarla ad apprendere, divertendosi, bisogna andarla a intercettare là dove si trova. Oggi facebook, twitter, whatssap, youtube sono delle vere e proprie "discoteche digitali" di cui i docenti devono riuscire a diventare i disc jokey, i dj, per far ascoltare la "musica giusta", quella che magari non piace a pelle agli studenti ma che è comunque più facile da intendere. 

Perchè, a volte, il mezzo conta quasi più del messaggio che si vuole dare. 

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